A fine giugno del 1936 debuttò il romanzo di Margaret Mitchell. Oltre trenta milioni di copie vendute, tradotto in quaranta lingue, valse all’autrice il Premio Pulitzer. Poi fu la volta del film, un vero, autentico capolavoro tutto da scoprire, ancora oggi.

 

“Oseresti dire, miss Rossella O’Hara, che la terra non conta nulla per te? Ma se è la sola cosa per cui valga la pena di lavorare, di lottare, di morire, perché è la sola cosa che duri”.

Siamo in Georgia, Sud degli Stati Uniti, nella dolce primavera del 1861. In aprile Rossella ha una sola preoccupazione: la merenda dai Wilkes, proprietari della piantagione vicina, le “Dodici Querce”. E quale corteggiatore accettare, per il ballo, tra i due gemelli Stuart e Brent Tarleton appena rientrati a casa dopo essere stati espulsi, per l’ennesima volta, dal college. “Guerra, guerra, guerra! Tanto la guerra non si farà”. “Ma Rossella, dicono che i nordisti stiano arruolando volontari per farci la guerra…”. “Perdindirindina! Se mi parlate ancora di guerra domani non ballerò con nessuno di voi due!”. 

All’ombra del porticato di Tara, la ricca piantagione di Gerald O’Hara, il calore del sole si insinua sulla pelle bianchissima di Rossella e il verde dei prati gareggia con quello degli occhi della figlia di miss Helena.  

Da quelle prime sensazioni, da quelle pagine che conquistarono trenta milioni di lettori, una quarantina di traduzioni in tutto il mondo, il Pulitzer e una fama eterna a Margaret Mitchell sono passati ottant’anni. 

“Via col Vento” vede la luce a fine giugno del 1936. E’ un successo incredibile. La guerra civile americana raccontata con gli occhi del vecchio Sud, vista dalla parte dei Confederati, conquista il pubblico. Da lì al film che nel 1939 verrà consegnato alla storia della cinematografia, il passo è breve. I volti sono chiari e ben delineati, ci apparterranno per sempre quei visi che impersonano alla perfezione i caratteri tratteggiati dalla Mitchell. Rhett Butler può essere solo Clark Gable. Vivien Leigh è Rossella.  Ashley Wilkes è un ruolo azzeccato, come quello di Melania Hamilton, futura cognata di Rossella o la burbera dolcezza di Mamy, come la caparbietà del papà di Rossella, Gerald, che non sopravvive alla fine d’un mondo e di un modo di vivere. Un grande affresco collettivo dove ogni immagine è viva e diviene personaggio concreto, possibile. Sia leggendo il libro, dove Rossella in verità ha avuto un figlio dal primo marito, sia tuffandosi per decine di volte nel capolavoro lanciato sul grande schermo e, periodicamente, in televisione. Musica, ritmo (non dimentichiamo che si tratta d’un film degli anni Trenta), inquadrature, sono da antologia, pensiamo solo all’incendio di Atlanta o all’apertura dell’opera.

Caratterizzazioni perfette, grande respiro narrativo, una visione complessiva che dal libro di Margaret Mitchell è già preludio a un film che diverrà capolavoro. Il dilemma d’amore tra Rossella (nessuno nella traduzione cinematografica, dove i nomi anglofoni rimasero, la chiamò Scarlett), e Rhett e mister Ashley, sono parte della nostra storia collettiva. Sullo sfondo, la tragedia della Guerra Civile. Il Sud e il Nord: stessa lingua, stesse tradizioni e canzoni eppure, sogni differenti. 

“Via col vento” soffiò sull’animo delle nostre nonne e mamme, sorprese a vagare tra le piantagioni del Sud, immerse nei colori della regia, le portò a letture e riletture dell’opera tradotta in italiano. E ispirò pure frasi e atteggiamenti. Ne citiamo giusto qualcuna: “Voi non siete un gentiluomo!”. “E voi non siete una signora…”. Tanto per riandare all’incontro in biblioteca tra Rhett e Rossella. Oppure, siamo alle battute finali, “Rhett, se te ne vai, che sarà di me, che farò?’”. “Francamente me ne infischio”. Ecco. Appunto. “Non posso pensarci ora, se no divento pazza, ci penserò domani”. Rimane Tara, la casa, il passato, il futuro e quella terra, che, come diceva Gerald, è l’unica cosa che duri.  “Dopotutto, domani è un altro giorno”.  E, come diceva, più o meno,  il motto sulla meridiana della tenuta dei Wilkes, alle Dodici Querce, “Il tempo è l’essenza della vita. Fai tesoro di ogni istante”.