Che piaccia o meno, le elezioni di “mediotermine” negli Usa proiettano
direttamente Trump come avversario da battere nelle presidenziali
2020. È lui “il candidato”. È lui il leader del Gop, chiaro e netto. E
sono i suoi uomini, i suoi amici di partito che hanno battuto anche
gli “emergenti”, come Beto O’Rourke che potevano incarnare il sogno di
un “Obama bianco” ed invece è stato sconfitto in Texas da Ted Cruz.
“Un enorme successo”, commenta il presidente Trump tra un tweet e
l’altro. E dall’altra parte della barricata, i Dem, almeno per ora,
vivono l’assenza di leadership per la sfida presidenziale futura.
Risultati che rischiano di accendere una crisi nella crisi. E questo è
un primo effetto, innegabile, della mancata cavalcata vittoriosa dei
democratici americani che, dal responso delle urne, si attendevano una
vittoria completa: 2-0, Camera e Senato. Non è finita così, come è
noto. I Dem prendono la maggioranza alla Camera. Ma è il Senato che
conta davvero, che ha più ampi poteri, può bloccare le iniziative
partite dai colleghi del Campidoglio, decide in politica estera, ha
maggiore peso. Certo, i democratici possono tenere sotto pressione
Trump, anche avviare le procedure di impeachment, tuttavia poi arriva
lo scoglio del Senato. C’è quel “ti controlleremo” di Nancy Pelosi che
è buona sintesi delle intenzioni del giorno dopo, eco alle
dichiarazioni dello speaker repubblicano della Camera, Paul Ryan, che
si è congratulato con i democratici per la nuova maggioranza alla
Camera e con i repubblicani per aver tenuto al Senato.

I MEDIA E LA SORPRESA

È stata una sorpresa, per certi aspetti, e fuori dalle previsioni dei
media mainstream, che hanno suonato per mesi la grancassa democratica.
E ancora a dispetto della raccolta fondi più forte che mai. E della
convinzione diffusa, sempre a livello di elettori, non di elite dem
che probabilmente aveva sentori e sensazioni diverse, che sarebbe
stata una ondata travolgente, come quelle che spingono i surf sulle
coste californiane, a spodestare Trump.  Non è bastato nemmeno
l’appello di Barack Obama, sceso in campo come non mai, con comizi e
interventi sui social: “Sono le più importanti di tutte nella mia
vita. Non ditemi che non ha importanza, avete il potere di proteggere
i sognatori e tenere insieme le famiglie, approvare una riforma
dell’immigrazione che garantisca i nostri confini e rafforzi tutti
noi”.

RECORD DI DEPUTATE ALLA CAMERA

Secondo le prime stime saranno un centinaio le donne che diverranno
deputate su 237 candidate, ben di più delle precedenti 84.  Al
Congresso approda anche la più giovane: la  29enne democratica
Alexandria Ocasio-Cortez. Un seggio va alla democratica Rashida Tlaib,
figlia di immigrati dalla Palestina, la prima donna musulmana ad
essere eletta al Congresso e diviene deputata anche la democratica
Sharice Davids, la prima donna nativo-americana in Congresso.